I porti italiani si confermano snodi sempre più centrali nello scenario della criminalità organizzata, luoghi in cui si intrecciano economia legale e traffici illeciti. È quanto emerge dalla terza edizione del report “Diario di Bordo” dell’associazione Libera, presentato a Firenze.
Nel 2025 sono stati registrati 131 casi di criminalità nei porti italiani, con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente. Anche il numero degli scali coinvolti è cresciuto: 38 porti contro i 30 del 2024 (+27%). Un trend che conferma la crescente attrattività dei porti per le organizzazioni criminali.
Nel quadriennio 2022-2025 si contano complessivamente 496 episodi, pari a una media di uno ogni tre giorni. Tra i porti più colpiti spiccano Civitavecchia, Ancona, Gioia Tauro e Genova, mentre a livello regionale le Marche risultano l’area con il maggior numero di casi, seguite da Calabria, Lazio, Sardegna e Liguria.
Il traffico di stupefacenti si conferma l’attività illegale più diffusa, con circa il 31,5% degli eventi, seguito dalla contraffazione e dal contrabbando. Oltre la metà dei casi riguarda l’importazione illegale di merci, a dimostrazione del ruolo strategico dei porti nelle rotte commerciali globali.
Nel lungo periodo (1994-2024), sono stati censiti ben 113 clan attivi in attività legali e illegali in 71 porti italiani, evidenziando una presenza capillare della criminalità organizzata su tutto il territorio nazionale.
“Dentro questi numeri c’è una realtà precisa: i porti sono oggi uno dei principali punti di accesso dei traffici illeciti”, ha dichiarato Francesca Rispoli, sottolineando come accanto alla repressione sia necessario rafforzare prevenzione, trasparenza e cooperazione internazionale.
Il report evidenzia infatti che la risposta al fenomeno non può limitarsi alle attività investigative, ma deve puntare anche su strumenti di controllo, formazione e diffusione della cultura della legalità, per evitare che gli scali marittimi diventino spazi opachi esposti alle infiltrazioni mafiose.