In questa chiacchierata, emerge il ritratto di una donna che non rinuncia al rito del caffè al Corso per tastare il polso della sua Salerno, ma che guarda con ambizione e amore alla zona orientale, sognando una città diffusa che sappia unire la bellezza del centro alla vivacità autentica di Torrione e Mercatello. Una visione dove la trasparenza e l’ascolto non sono slogan, ma strumenti quotidiani per ricucire il rapporto tra istituzioni e comunità.

Per rompere il ghiaccio: caffè al volo al Corso o passeggiata lenta sul Lungomare? Qual è il rito salernitano a cui non rinuncerebbe mai, nemmeno nel pieno della campagna elettorale?
Per me non c’è dubbio: caffè al volo sul Corso, sempre. È un rituale da sempre, un’abitudine che fa parte della mia quotidianità e della mia idea di città. È lì che incontri le persone, scambi due parole, ascolti umori e storie vere. Anche nel pieno della campagna elettorale non ci rinuncerei mai, perché è proprio da questi momenti semplici che nasce il contatto autentico con la gente. E poi, quando c’è un po’ più di tempo, una passeggiata sul Lungomare aiuta a rallentare. Ma il caffè sul Corso… resta irrinunciabile.
Tutti abbiamo iniziato da qualche parte: si ricorda il momento esatto in cui, camminando per Salerno, ha pensato per la prima volta 'voglio candidarmi per cambiare questa cosa?
Non c’è stato un momento preciso, una sorta di “illuminazione” mentre camminavo per Salerno. È stata piuttosto una decisione maturata nel tempo, quasi in modo inconsapevole, ma radicata in esperienze molto concrete. Per lavoro e per il mio impegno nel sociale ho avuto modo di ascoltare tante storie e incontrare molte persone. In particolare, durante il periodo del COVID, ho toccato con mano le difficoltà quotidiane di famiglie, bambini, anziani e persone con disabilità: difficoltà anche apparentemente piccole, ma che spesso diventano ostacoli enormi nella vita di tutti i giorni. A un certo punto ho capito che non bastava più limitarsi ad ascoltare. Non mi è mai piaciuto criticare senza provare a fare qualcosa. Così ho iniziato a pensare: “questa cosa può essere migliorata e voglio impegnarmi in prima persona per farlo”. Da lì è nata la scelta di candidarmi: dal desiderio di trasformare l’ascolto e la vicinanza alle persone in azioni concrete.
Se dovesse indicare un singolo atto o delibera votata negli ultimi anni di cui oggi, col senno di poi, cambierebbe il contenuto o l'impostazione, quale sarebbe e perché?
È difficile individuare un singolo atto specifico, perché ogni decisione è sempre il risultato di un contesto, di informazioni disponibili in quel momento e di un confronto tra più esigenze. Detto questo, col senno di poi credo che su alcune decisioni si sarebbe potuto lavorare maggiormente sull’ascolto e sul coinvolgimento preventivo dei cittadini e dei soggetti direttamente interessati. In alcuni casi, infatti, una fase di confronto più ampia avrebbe probabilmente consentito di affinare meglio contenuti e modalità di attuazione. Più che cambiare radicalmente una singola decisione, quindi, punterei a migliorare il metodo: più partecipazione, più condivisione e maggiore attenzione all’impatto concreto delle scelte sulla vita quotidiana delle persone.
Qual è stata la proposta più valida arrivata dalla parte politica opposta che avrebbe meritato più spazio o che l'ha convinta, nonostante l'appartenenza?
Una proposta che ho trovato particolarmente valida, pur provenendo dalla parte politica opposta, è stata quella della diretta streaming del Consiglio comunale. Mi è sembrata un’idea importante, soprattutto in un’ottica di maggiore trasparenza e di più ampia partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.Credo che strumenti di questo tipo aiutino ad avvicinare le istituzioni alle persone, permettendo a tutti di seguire i lavori e sentirsi più coinvolti nelle decisioni che riguardano la comunità. Proprio per questo, è una proposta che probabilmente meritava attenzione, al di là delle appartenenze politiche.
Se dovesse portare un turista in un angolo di Salerno che non è ancora 'da cartolina' ma che lei ha contribuito a migliorare (o che sogna di trasformare), dove lo porterebbe e cosa gli racconterebbe del suo lavoro lì?
Se dovessi portare un turista in un luogo non ancora da cartolina di Salerno, sceglierei la zona orientale, tra Torrione, Pastena, Mercatello e Marina d’Arechi. È una scelta precisa, perché è lì che si concentra una delle principali direttrici di sviluppo della città. Parliamo di quartieri affacciati sul mare, con una forte identità popolare, ma anche con infrastrutture strategiche come il porto turistico, che rappresenta una porta d’ingresso moderna e ancora sottoutilizzata. Partirei dal Parco del Mercatello e arriverei fino a Marina d’Arechi: un percorso che racconta una Salerno diversa, meno raccontata ma più autentica, dove convivono spazi pubblici, residenzialità e potenzialità turistiche. La sfida, dal punto di vista amministrativo, è trasformare questa continuità urbana in un sistema: collegare meglio queste aree, investire in mobilità sostenibile, servizi e qualità dello spazio pubblico, e integrare il porto con la città. L’obiettivo è superare un turismo concentrato solo sul centro storico e costruire un modello diffuso, capace di generare economia e opportunità anche nei quartieri. È da qui che può nascere la Salerno dei prossimi anni.
C'è un cittadino che ha deciso di non votare perché pensa che 'tanto non cambia nulla'. Se lo incontrasse al bar domattina, quale sua azione passata o quale suo tratto caratteriale gli racconterebbe per convincerlo che la sua presenza in Consiglio fa davvero la differenza?
Gli direi una cosa molto semplice: “capisco perfettamente perché lo pensa, perché è una sensazione diffusa. Ma è proprio da lì che bisogna partire”. Non gli parlerei di promesse, ma di come lavoro. Gli racconterei che non sono una persona che sparisce dopo le elezioni: quando prendo un impegno, lo seguo fino in fondo, anche quando è scomodo o non porta alcuna visibilità. Gli farei un esempio concreto di quando mi sono occupato di un problema reale — piccolo o grande — e non mi sono fermato al primo ostacolo, ma ho insistito finché non si è trovato un risultato. Perché spesso la differenza, in un Comune, la fanno la costanza, la presenza quotidiana e la perseveranza non gli annunci. Io non faccio promesse, ma posso garantire una cosa: che ogni segnalazione, ogni problema, ogni proposta avrà qualcuno che se ne prende la responsabilità e non la lascia cadere.E spesso è proprio così che, passo dopo passo, le cose iniziano a cambiare.
Il suo è un invito a riscoprire la fiducia non attraverso le promesse, ma attraverso la responsabilità della presenza. Perché, come ricorda Vittoria, le cose cambiano solo se c’è qualcuno disposto a prendersene cura, passo dopo passo, con la forza della coerenza e il coraggio dell'umiltà. "Il Termometro dell'Aula" continua a misurare la febbre e i sogni della città: chi sarà il prossimo protagonista a raccontarsi? Lo scopriremo presto.