Il Termometro dell’Aula: Barbara Figliolia, la politica come lezione di civismo

Il nostro viaggio tra i banchi di Palazzo di Città, con la rubrica "Il Termometro dell'Aula" fa tappa oggi su una figura che ha scelto di declinare l'impegno istituzionale attraverso la lente dell'educazione e della concretezza quotidiana. Incontriamo Barbara Figliolia, consigliera di maggioranza e dirigente scolastica del Liceo Scientifico Francesco Severi, che porta nel dibattito pubblico il rigore di chi è abituato a gestire non solo bilanci, ma il futuro delle giovani generazioni. La sua discesa in campo nasce da un imperativo familiare e civico: smettere di lamentarsi per ciò che non funziona — dalle barriere architettoniche alle solitudini del post-Covid — e "metterci la faccia". In questa intervista, la Figliolia racconta una consiliatura vissuta con la determinazione di chi vede nella città una grande comunità educante, dove il decoro urbano e l'equità sociale sono i primi voti da mettere in pagella.
 
 

Per rompere il ghiaccio: caffè al volo al Corso o passeggiata lenta sul Lungomare? Qual è il rito salernitano a cui non rinuncerebbe mai, nemmeno nel pieno della campagna elettorale?

Passeggiata lenta sul Lungomare, senza dubbio! È il mio momento per respirare, rallentare e ritrovare energia. Ed è il posto in cui percepisco l’identità della mia città, perché il Lungomare ne rappresenta la più intima essenza.

Tutti abbiamo iniziato da qualche parte: si ricorda il momento esatto in cui, camminando per Salerno, ha pensato per la prima volta 'voglio candidarmi per cambiare questa cosa?

Tutto è iniziato in momenti diversi, ma molto concreti. Da una parte le strade dissestate, mentre spingevo la carrozzina di mia madre e mi lamentavo delle difficoltà quotidiane; dall’altra gli anni del Covid: tanti soldi spesi male, troppe regole inutili, ragazzi lasciati soli e tanta burocrazia. Mi lamentavo spesso, finché mio padre, stanco, mi disse: “Devi metterci la faccia, devi dare qualcosa, altrimenti è inutile lamentarsi”. È lì che ho capito che non bastava più osservare: era il momento di fare la mia parte.

Se dovesse indicare un singolo atto o delibera votata negli ultimi anni di cui oggi, col senno di poi, cambierebbe il contenuto o l'impostazione, quale sarebbe e perché?

L’addizionale sui porti salernitani è una leva importante per le casse comunali, ma, a mio avviso, avrebbe dovuto gravare soprattutto sui turisti. Lavoratori e studenti pendolari, che usano questi collegamenti ogni giorno, meritano tutela: le entrate sì, ma con equità.

Qual è stata la proposta più valida arrivata dalla parte politica opposta che avrebbe meritato più spazio o che l'ha convinta, nonostante l'appartenenza?

Non ricordo alcuna proposta che abbia destato la mia attenzione.

Se dovesse portare un turista in un angolo di Salerno che non è ancora 'da cartolina' ma che lei ha contribuito a migliorare (o che sogna di trasformare), dove lo porterebbe e cosa gli racconterebbe del suo lavoro lì?

Lo porterei presso il Lungomare Tafuri, nella zona adiacente l’ex ostello della gioventù, dove è nato il giardino “di Asia e gli amici del mandorlo”. Camminando lì, gli farei notare il lavoro di alcuni imprenditori che hanno reso quel luogo un angolo di paradiso, ma anche quanto sia importante la collaborazione di tutti per prendersi cura della città. Poi lo fermerei davanti al giardino commemorativo: lì le emozioni diventano concrete, perché ricordiamo le giovani vite spezzate. La prima cosa che farei sarebbe ripristinare completamente questo spazio, interessato, purtroppo, da un recente crollo, restituendo dignità ai giovani e alla nostra città, mostrando come anche un luogo “fuori dalla cartolina” possa diventare simbolo di cura, memoria e speranza.

C'è un cittadino che ha deciso di non votare perché pensa che 'tanto non cambia nulla'. Se lo incontrasse al bar domattina, quale sua azione passata o quale suo tratto caratteriale gli racconterebbe per convincerlo che la sua presenza in Consiglio fa davvero la differenza?

Gli risponderei che comprendo benissimo chi pensa “tanto non cambia nulla”, perché anche io ho visto situazioni che sembravano impossibili da sistemare. Ma ho imparato che lamentarsi non basta: bisogna mettersi in gioco e agire ogni giorno. Credo nella politica al servizio della città, fatta di persone che si impegnano davvero per migliorare la vita di tutti. Sottolineerei che è molto rilevante che ciascuno voti, perché il voto rappresenta la volontà dell’individuo che agisce nella collettività: questo gesto permette, a chi vuole fare la differenza, di trasformare problemi concreti in cambiamenti reali per la comunità. Quanto a me, potrei dirgli che sono una persona leale, determinata e con tanta voglia di fare bene, e che potrebbe sempre contare sul mio impegno autentico e reale.

Quello di Barbara Figliolia è il ritratto di una politica che rifugge l'astrazione per misurarsi con la durezza del marciapiede e la profondità della memoria. Dalle sue parole emerge il profilo di una consigliera che non ha dimenticato le difficoltà vissute in prima persona e che oggi trasforma quel ricordo in azione: dal sogno di restituire dignità ai giardini commemorativi della zona orientale alla critica puntuale su una fiscalità che non deve pesare sui pendolari. La sua è una visione "di cura", dove l'amministrazione non è un ente distante, ma un partner di cittadini e imprenditori volenterosi. Il suo appello finale contro l'astensionismo suona come un monito pedagogico: il voto non è solo un diritto, ma l'unico strumento reale per trasformare la protesta in progetto. Resta da vedere se Salerno premierà questa fermezza gentile, scommettendo su chi crede che il cambiamento parta dalla capacità di non voltarsi dall'altra parte di fronte alle piccole e grandi ferite della città.
"Il Termometro dell'Aula" prosegue il suo monitoraggio. Chi sarà il prossimo protagonista a svelarci luci e ombre del proprio mandato tra i corridoi del Comune? La nostra indagine continua.