In questa intervista per "Il Termometro dell’Aula", l'assessore analizza il suo mandato con il rigore tecnico che gli appartiene, senza sfuggire al tema delle strade "martoriate" dai sottoservizi e rivendicando la scelta di investire su un'infrastruttura silenziosa ma vitale: quella delle ricariche elettriche. Tra il ricordo delle prime passioni politiche nella Sinistra Giovanile e la gestione pragmatica dei "no" necessari a tutela delle casse comunali, emerge il profilo di un amministratore che vede nella mobilità non solo un insieme di sensi unici, ma il sistema nervoso di una città che prova a non farsi trovare impreparata all'appuntamento con il 2035.

Per rompere il ghiaccio: caffè al Corso o passeggiata lenta sul Lungomare? Qual è il rito salernitano a cui non rinuncerebbe mai, nemmeno nel pieno della campagna elettorale?
Non rinuncio ad entrambi i piaceri. Nello specifico pausa caffè dove solitamente incontro gli amici con i quali intrattengo brevi conversazioni. In queste occasioni si commentano le notizie del giorno o si affrontano i piccoli problemi del quotidiano attinenti ad aspetti connessi alla vivibilità della città per poi cimentarmi nella giornata classica che, in questa fase della campagna elettorale, comprende incontri organizzati per coinvolgere i cittadini attraverso un confronto attivo. La passeggiata lenta sul Lungomare me la riservo per il sabato pomeriggio e la domenica mattina come da vecchia tradizione salernitana, oltre al piacere della vista mare…
Tutti abbiamo iniziato da qualche parte: si ricorda il momento esatto in cui, camminando per Salerno, ha pensato per la prima volta ‘voglio candidarmi per cambiare questa cosa?
In realtà il discorso inizia da lontano, sin da giovane sono stato coinvolto da alcuni amici a partecipare agli incontri della Sinistra Giovanile. Da allora la mia passione per la politica è stata alimentata costantemente. Non meno influente è stato il coinvolgimento di mio padre, da sempre impegnato nelle battaglie per Salerno e dalle sue decisioni prese in Consiglio Comunale per la vita cittadina. Durante quegli anni è scaturita in me la volontà di scendere in campo in prima linea e di mettermi a disposizione per provare a dare il mio contributo.
C’è una decisione o un progetto avviato nel suo assessorato che è ancora ‘a metà’ e che teme possa essere stravolto o abbandonato se non ci fosse lei a portarlo avanti? Perché la sua presenza è la garanzia che quel lavoro finisca bene?
No, non credo di essere indispensabile, tanti progetti sono stati completati, altri sono in fase di completamento, altri in cantiere. Il mio approccio è sempre stato quello di pianificare e muovermi in maniera organica all’amministrazione con il coinvolgimento nelle decisioni per il bene della città. Ho avuto l’onore e l’onere di rivestire il ruolo di assessore alla mobilità al servizio della comunità, mi sono messo a disposizione con il massimo impegno. Sicuramente quello che posso garantire è la serietà del mio operato: da parte mia c’è stato un contributo costante in cui ho sfruttato anche le mie competenze professionali.
Fare l’assessore significa anche saper dire di no. Mi racconti di una volta in cui ha dovuto negare qualcosa a un gruppo di interesse o a un singolo cittadino per tutelare il bene comune di Salerno. Lo rifarebbe?
Nel mio impegno politico ho sempre fatto gli interessi della città. Sicuramente ho dovuto qualche volta dire di no semplicemente perché non c’era l’interesse pubblico. Racconto un episodio che esemplifica bene le scelte: le nostre strade cittadine si differenziano in pubbliche, private ad uso pubblico e private. Un gruppo di nostri concittadini richiedeva che autorizzassi i lavori per il rifacimento dell’asfalto su strada privata a carico dell’ente. Ovviamente il mio è stato un diniego all’intervento. Alla fine, hanno compreso che l'intervento era di loro competenza, ma garantisco che non è stato semplice. Norme, burocrazia, procedure. Ogni azione non è frutto di una scelta semplicistica. Prima di firmare un provvedimento bisogna studiare, approfondire. La mia natura mi porta sempre a ragionare prima di esprimere un parere.
Qual è la cosa più importante che ha imparato su Salerno stando ‘dietro la scrivania’ del Comune che da semplice cittadino o consigliere non aveva mai percepito? In che modo questa consapevolezza la rende un amministratore migliore oggi rispetto a 4 anni fa?
Ho rivestito la carica di assessore dal 21 giugno 2023, in questa fase ho avuto modo di comprendere le tante problematiche che ci sono per amministrare il danaro pubblico. Le scelte spesso sono difficili perché occorre confrontarsi sempre con la disponibilità economica e diventa complicato anche spiegarle a chi - non avendo una visione a 360 gradi - spesso è portato a fare a delle analisi superficiali. L’esperienza maturata prima come consigliere e poi come assessore mi ha arricchito notevolmente dal punto di vista professionale e sociale. Ho avuto modo di conoscere tante persone validissime che mi hanno aiutato nel mio percorso e a cui va tutto il mio ringraziamento.
Se dovesse essere onesto con i suoi elettori, qual è l’area della sua delega dove sente di aver raccolto meno risultati di quanto sperasse? Cosa non ha funzionato e come cambierà strategia nel prossimo mandato?
Sin dall’inizio sapevo di avere una delega pesante, complessa e difficile, molto esposta e con poche risorse. Abbiamo un problema sulle strade cittadine che sono state martoriate da tutti i lavori in corso con i fondi Pnrr per le nuove infrastrutture ai sottoservizi quali i sistemi di adduzione acqua, il sistema fognario, il collegamento dell’alta tensione dal porto alla centrale elettrica in via Paolo VI. Nonostante questo, come non accadeva da anni, abbiamo programmato e rifatto il manto stradale in tante strade, seguendo il cronoprogramma dei lavori in corso ma ciò non è stato adeguatamente valorizzato ed apprezzato.
Al di là dei grandi progetti finanziati dal Pnrr o dalla Regione, qual è quella piccola ‘impronta’ quotidiana che lei ha lasciato in città e che vorrebbe che i salernitani ricordassero come ‘il marchio di fabbrica’ del suo modo di amministrare?
Se dovessi scegliere un 'marchio di fabbrica', vorrei che fosse proprio l'attenzione alla transizione silenziosa ma inarrestabile. Non sono solo cavi e cemento, ma l'impegno quotidiano per garantire che Salerno non si faccia trovare impreparata dal futuro. Molti ricorderanno che a Salerno, prima del mio assessorato, c’era una sola colonnina elettrica per la ricarica auto parzialmente funzionante in piazza della Concordia nel parcheggio di Salerno Mobilità. Oggi abbiamo venti colonnine elettriche per un totale di quaranta slot disponibili per auto elettriche equamente distribuite in città e abbiamo una stazione di ricarica per autobus elettrici da 1,4 MW costituita da 5 colonnine per dieci slot al capitolo San Matteo. Abbiamo pianificato tanti altri nuovi interventi per una città sempre più green con la consapevolezza che l’elettrico cambierà l'approccio alla mobilità con il pensionamento del motore termico previsto per il 2035. Ho scelto di partire dai servizi essenziali per arrivare a un nuovo modo di vivere lo spazio comune. Una città che non aspetta il futuro, ma lo costruisce ogni giorno.
La sua sfida per la prossima consiliatura si gioca sul terreno della pazienza e della concretezza: dimostrare che i disagi di oggi, tra asfalto rifatto e cantieri per i sottoservizi, sono il prezzo necessario per una città finalmente "green" e funzionale. Il suo appello alla serietà dell'operato suona come una richiesta di fiducia basata sulla competenza tecnica, scommettendo su un'idea di Salerno che non insegue l'elettrico per moda, ma per necessità strutturale.
"Il Termometro dell'Aula" non si ferma. La nostra indagine tra i banchi di Palazzo di Città continua: chi sarà il prossimo a raccontarci come ha vissuto questi anni tra delibere e quartieri? Lo scopriremo nella prossima tappa.