Salerno al bivio: il ritorno dello "Sceriffo" e una città in cerca di un domani

Il verdetto del referendum ha lasciato sul campo ben più di un semplice dato numerico: ha ufficialmente aperto i cancelli dell'arena elettorale. Salerno si risveglia ufficialmente dal torpore amministrativo e si scopre immersa, con un anno d'anticipo, in una delle campagne più incerte e cariche di tensione degli ultimi decenni. Le dimissioni di Vincenzo Napoli hanno interrotto il filo di una consiliatura stanca, ma il vuoto di potere è durato appena il tempo di un respiro. Il 24 e 25 maggio 2026 la città tornerà alle urne, e lo farà sotto l’ombra titanica di un ritorno che profuma di restaurazione e sfida totale: quello di Vincenzo De Luca.
L’ex Governatore, già sindaco per quattro mandati, torna a reclamare le chiavi di Palazzo di Città. Una mossa che spariglia le carte e costringe tutti — alleati e avversari — a ricalibrare i radar. Al momento, il quadro delle candidature ufficiali alla fascia tricolore è un trittico eterogeneo. Da una parte il "ritorno alle origini" di De Luca; dall'altra la corsa di Domenico "Mimmo" Ventura, che ha scelto di sposare la linea di Dimensione Bandecchi portando in dote il suo storico legame con i quartieri. Nel mezzo, la proposta civica e intellettuale di Alessandro Turchi: l'ex dirigente scolastico, alla guida di "Salerno Migliore", punta a intercettare quel voto d'opinione stanco delle logiche di apparato.
Mentre i "big" studiano le strategie, tra i banchi del Consiglio uscente il clima è già rovente. I protagonisti della rubrica "Il Termometro dell'Aula" sono tutti, o quasi, già in strada. Non c’è quartiere o bar che non veda un consigliere uscente impegnato a difendere il proprio operato o a promettere una discontinuità che sappia di rilancio. Ai volti noti si aggiungono le prime "new entry" che iniziano a popolare i manifesti e le bacheche social, segno di una macchina elettorale che, nonostante l’anticipo forzato, ha già inserito le marce alte.
Il fronte opposto alla "corazzata deluchiana", tuttavia, appare ancora come un cantiere a cielo aperto, o peggio, un arcipelago di solitudini. Le riserve sul nome (o sui nomi) della coalizione di centrodestra dovrebbero essere sciolte a brevissimo, ma i segnali indicano tutto fuorché l’unità. Fratelli d’Italia sembra intenzionata a marcare la propria egemonia correndo in solitaria, decisa a pesare il proprio consenso senza diluirlo in coalizioni di facciata.
A sinistra, il panorama non è meno frastagliato: Sinistra Italiana pare orientata verso un proprio candidato di bandiera, rivendicando uno spazio di manovra autonomo e critico verso il sistema di potere consolidato. E poi c’è l’enigma Movimento 5 Stelle: i pentastellati sembrano sempre più distanti dal "campo largo" locale. L'accordo con Azione, Forza Italia (nella sua veste centrista), Casa Riformista e i mastelliani appare oggi un miraggio, con il Movimento propenso a non chiudere intese che ne snaturino l'identità, preferendo forse la via della testimonianza o di un asse civico più ristretto.
Salerno si trova davanti a un bivio identitario. Da una parte il richiamo all’usato sicuro e al carisma del "fondatore" della Salerno moderna; dall'altra la frammentazione di una minoranza che fatica a trovare un unico baricentro ma che, proprio per questo, potrebbe frammentare il consenso in modo imprevedibile.
La campagna elettorale del maggio 2026 non sarà solo una conta di voti, ma un processo alla storia recente e un’ipoteca sul futuro. Resta da capire se la città saprà esprimere una visione o se si limiterà a scegliere, ancora una volta, tra la nostalgia del passato e la paura dell'incerto. Una cosa è sicura: il termometro politico segna già temperature da pieno agosto.