Addio a Gino Paoli: Il Poeta che fece sognare Salerno e i Templi di Paestum

Il sipario cala, ma l’eco di quella voce roca e carica di vita non svanirà facilmente. Con la scomparsa di Gino Paoli, l’Italia perde non solo un cantautore, ma il cronista dei sentimenti più profondi, colui che ha saputo tradurre l’infinito in una stanza e il mare in un soffio di note.

Tra i tanti ricordi che affollano queste ore, brilla con particolare intensità il legame tra il Maestro e la provincia di Salerno, sapientemente intrecciato negli anni da Claudio Tortora, patron del Premio Charlot, che oggi piange un amico e un artista immenso.
La magia di Paestum: Una notte tra i miti
Il ricordo più nitido risale al 2003, quando Tortora portò Paoli nella maestosa cornice dell’area archeologica di Paestum. Sotto lo sguardo dei templi millenari, Gino Paoli si esibì accompagnato da un’imponente orchestra di 40 elementi.
Fu una serata sospesa nel tempo: la modernità dei suoi successi che si fondeva con l'eternità delle colonne doriche. In quell'occasione, ricevette il prestigioso premio "Grandi Protagonisti della Musica", un riconoscimento che suggellò un sodalizio artistico e umano nato già l'anno precedente.
Il rapporto tra Tortora e Paoli aveva infatti radici profonde. Già nel 2002, il patron lo volle fortemente a Salerno per una serata storica al Teatro Verdi. Non fu solo un concerto, ma un atto di battesimo: l’evento segnava l'inizio del COS (Consorzio Operatori dello Spettacolo), la realtà che ancora oggi rappresenta il cuore pulsante del Teatro delle Arti di Salerno. Paoli fu il "padrino" d'eccezione di un progetto che avrebbe cambiato il volto culturale della città.
Il legame si rinnovò ulteriormente nel 2015, quando Gino Paoli tornò come ospite d’onore al Premio Charlot, questa volta nella cornice dell’Arena del Mare di Salerno. In quell’occasione, la sua eleganza incontrò il talento jazz di Danilo Rea. Fu un dialogo intimo, piano e voce, che incantò il pubblico salernitano sotto le stelle, confermando come Paoli fosse ormai di casa in quelle terre che Claudio Tortora aveva saputo trasformare in palcoscenici d’eccellenza.
"Gino non era solo un ospite, era l'anima di una visione dello spettacolo che abbiamo cercato di costruire a Salerno," ricorda oggi con commozione Claudio Tortora.
Con la sua partenza, scompare un pezzo di storia, ma resta quella "lunga storia d'amore" scritta tra i templi di Paestum e i teatri di Salerno.