Nonostante gli ultimi dati della Banca d’Italia fotografino una Campania in crescita, con un aumento dell’occupazione superiore alla media nazionale e un calo della disoccupazione, il quadro economico e sociale della regione continua a presentare profonde criticità strutturali. A fronte di indicatori congiunturali positivi, i cittadini — e in particolare le fasce più deboli, come i pensionati — si trovano a fare i conti con un potere d’acquisto ridotto, salari spesso non dignitosi e servizi pubblici indeboliti da decenni di mancate riforme. Il segretario regionale della UIL Pensionati Campania, Biagio Ciccone, analizza lo stato di salute del territorio, ponendo l’accento sulle priorità per un welfare realmente inclusivo. Dalla gestione delle risorse straordinarie come il PNRR alla necessità di una riforma della fiscalità regionale a sostegno dei redditi più bassi, fino alle nuove sfide della transizione tecnologica e demografica, il sindacato traccia la rotta per trasformare la crescita attuale in uno sviluppo stabile, equo e strutturale, capace di non lasciare indietro nessuno.
L’ultimo rapporto della Banca d’Italia evidenzia una Campania che cresce più della media nazionale e del Mezzogiorno, con un aumento dell’occupazione e una riduzione della disoccupazione. È un quadro che può far guardare con ottimismo al futuro o esistono ancora criticità strutturali che rischiano di frenare lo sviluppo della regione?
I dati della Banca d'Italia evidenziano certamente elementi positivi: la crescita della nostra Regione e l’aumento dell’occupazione. Tuttavia, come organizzazione sindacale abbiamo il dovere di guardare oltre gli indicatori congiunturali e richiamare l’attenzione sul fatto che l’Italia cresce poco da oltre trent’anni e che questa crescita debole ha prodotto meno investimenti, minori opportunità e una progressiva riduzione delle risorse disponibili per migliorare i servizi pubblici. Abbiamo anche il dovere di ribadire che questa crescita asfittica è frutto di una politica vecchia che, quasi sempre per interessi di categoria, rinvia le riforme che servono al Paese per avviare e mantenere un apprezzabile percorso di crescita. Da tempo la politica si è limitata a mettere delle toppe, che spesso hanno addirittura prodotti risultati peggiori. E da decenni sono al palo riforme quali quelle della Pubblica Amministrazione, della Giustizia, del Fisco, della Medicina di base, del Patrimonio Edilizio pubblico e di tanti settori nei quali è preclusa la libera concorrenza (si pensi ai Taxi e ai lidi balneari).
Negli ultimi anni le rappresentanze politiche hanno spesso sottolineato la crescita del PIL della Campania e della città di Napoli, presentandola come il segnale di una fase positiva per il territorio. Quanto questi risultati si traducono concretamente in un miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, dei lavoratori e dei pensionati? Si stanno prendendo iniziative per evitare che questa crescita sia di breve durata?
Per quanto riguarda il primo interrogativo, ritengo che la crescita non abbia migliorato le condizioni di vita, segnatamente dei pensionati, che per la mancata rivalutazione delle pensioni sono sempre più spesso costretti a rinunciare a tante cose, anche a curarsi adeguatamente. La crescita ha migliorato solo la vita dei neo occupati che, essendo però concentrati nei settori dei “servizi”, percepiscono retribuzioni non sempre dignitose. Per quanto riguarda il secondo quesito, mi pare che inizi ad avvertirsi un’attenzione al problema della durata e conservazione della crescita, atteso che proprio in questi giorni con Delibera di Giunta Regionale n. 303 del 18/6/2026 è stato approvato il “Piano straordinario per il rafforzamento del capitale umano e dell’occupabilità”, che definisce una cornice unitaria destinata a governare l’insieme degli interventi regionali per l’occupazione, promuovendo un’architettura in cui servizi per il lavoro, formazione e imprese diventano componenti strettamente interdipendenti.
Se non affrontiamo questi fenomeni strutturali, il rischio è quello di avere una crescita che non riesce a garantire prosperità alle nuove generazioni. Per questo il sindacato continua a chiedere politiche che mettano al centro il lavoro dignitoso, salari adeguati, investimenti nella formazione e una maggiore attenzione alle politiche sociali.
Qual è la situazione che si riscontra quotidianamente nei territori per quanto riguarda l’assistenza agli anziani, la sanità e i servizi socioassistenziali? Quali investimenti ritiene prioritari per garantire realmente il diritto alla salute, alla cura e alla non autosufficienza in tutta la Campania?
La Campania dispone oggi di importanti risorse pubbliche che rappresentano un'occasione irripetibile. Occorre però stabilire con chiarezza le priorità. Una delle principali emergenze riguarda la condizione economica dei pensionati.
In Campania oltre 418mila pensionati vivono con meno di 15 mila euro lordi annui e gran parte si colloca comunque nelle fasce di reddito medio-basse (sotto 29mila euro annui). Nonostante ciò, i pensionati campani contribuiscono in modo significativo alle entrate regionali: versano complessivamente circa 478milioni di euro attraverso l'addizionale IRPEF.
Per questo riteniamo necessario aprire una riflessione sulla fiscalità regionale e valutare misure di sostegno al reddito che possano arrivare, per le fasce più fragili, fino all'azzeramento dell’addizionale regionale. Parallelamente bisogna rivedere le priorità del bilancio: investire nei servizi sociosanitari, nella non autosufficienza e nelle politiche per l'invecchiamento attivo, affinché le risorse disponibili producano benefici concreti e duraturi.
La Campania sta beneficiando di importanti risorse pubbliche, dal PNRR agli investimenti degli enti territoriali. Quali dovrebbero essere, secondo la UILP Campania, le priorità nell’utilizzo di queste risorse per affrontare le sfide demografiche, sostenere il welfare e ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali?
Il percorso congressuale è stato un momento di confronto importante che ha rafforzato la nostra capacità di ascolto e la nostra presenza nei territori. Le sfide che abbiamo davanti sono complesse: la crisi demografica, l’invecchiamento della popolazione, le difficoltà economiche di molte famiglie e dei pensionati, le trasformazioni tecnologiche e persino le nuove problematiche legate all'intelligenza artificiale. Oggi non basta più difendere i diritti acquisiti: occorre costruire nuove forme di tutela sociale, contrastare la solitudine e accompagnare le persone in un contesto sempre più complesso, nel quale diventa fondamentale saper distinguere le informazioni vere da quelle artificialmente costruite, stiamo parlando dell’IA. Se ieri la veridicità di un’informazione veniva valutata anche sulla base della reputazione di chi la comunicava, oggi questo criterio non basta più. Noi come UIL Pensionati abbiamo realizzato una attività di terza missione, con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Federico II, proprio per capire come può diventare anche per noi anziani uno strumento utile e imparare a governarlo.
Siete appena usciti da una fase congressuale importante per la vostra organizzazione. In che modo questo percorso ha inciso sulla vostra azione sindacale sul territorio e quale direzione comune vi sentite di condividere oggi rispetto alle sfide sociali ed economiche che riguardano i pensionati e le fasce più fragili?
La UILP Campania intende continuare a svolgere il proprio ruolo con spirito costruttivo, contribuendo a trovare soluzioni e non semplicemente a denunciare i problemi. Lo faremo guidati dai valori della UIL e dalla visione della sua leadership, che ci ha fatto guadagnare rispetto, credito e ammirazione, valorizzando partecipazione, competenze e responsabilità, per continuare a rappresentare al meglio pensionati e fasce più fragili della nostra comunità