Teddy (Jesse Plemons) e Don (Aidan Albis) sono due complottisti che decidono di rapire la CEO dell’azienda (Emma Stone) per cui lavora il primo dei due, convinti che sia un’aliena e con l’intenzione di torturarla per farle rivelare il piano malvagio della sua specie.
Remake di “Save the green planet!”, film coreano del 2003, sulla carta sembra essere l’ennesimo caso di appropriazione culturale americana di un prodotto estero, solo che è la regia a fare la differenza. Gli elementi tipici del cinema di Lanthimos ci sono tutti: la stranezza, la recitazione asettica, la tensione che esplode fulminea e scioccante, oltre che la satira sulle convenzioni sociali. Ci sono anche Emma Stone e Jesse Plemons, protagonisti assoluti del precedente “Kinds of kindness”. Non ha la stessa libertà creativa di quest’ultimo, ma si dimostra un ottimo prodotto su commissione, capace di mantenere il dubbio fino alla fine, e soprattutto di inquadrare nel modo giusto i contenuti. Non è indulgente con nessuno e lavora molto bene con la sospensione dell'incredulità, non tanto per l'ambiguità dei personaggi, tutti molto ben interpretati, quanto per la capacità di andare oltre le facili aspettative che si creano davanti ad un personaggio sopra le righe come il protagonista, un ruolo per il quale Plemons potrebbe concorrere nella prossima stagione di premi.
Lanthimos ci ricorda che il racconto cinematografico migliore è quello che non da risposte semplici, e per quanto non ci sentiamo di definire "Bugonia" un capolavoro, lo riteniamo comunque gran cinema.
Venezia 82. Recensione di "Bugonia" di Yorgos Lanthimos
- di Francesco Maria Effuso
- Io C'ero
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